“Ti ho messo dei cerotti nello zainetto”.
“Maaaaaaaaaa’… vuoi venire per caso con me?”.
La domanda è chiaramente retorica e con un pizzico di sarcasmo che perdono a mio figlio perché ho un po’ di lucidità per comprendere la sua insofferenza, giusta ahimé.
Il fatto è che ci risiamo. In occasione della gita scolastica annuale esce fuori un po’ della chioccia che è in me, cosa che le donne si tramandano da secoli e secoli e che colpisce anche le mamme più spavalde.
“Uhhmm… veramente volevo metterti anche della tachipirina nel borsone…” (fermo immagine: se fossimo in un cartone animato giapponese saette fulminanti partirebbero dai suoi occhi pronte ad incenerirmi in un nano secondo). Mi affretto a rassicurarlo sul fatto che ho desistito dal commettere questo insano gesto , uff… appena in tempo, sentivo già puzza di bruciato. Mi do chiaramente della stupida mentre considero che in fondo sono solo due giorni e una notte fuori, insomma ha ragione Lorys, mica va alla guerra!
(
:Sì, però… questi ragazzini in gita, a briglie sciolte, e i professori chissà se riescono a contenerli, si sa come sono fatti, quelli approfittano di una minima distrazione e poi te la combinano grossa. Non fidarti, sono quattro vivaci i ragazzini per stanza in albergo, liberi di fare ciò che vogliono, capirai i professori crolleranno sui loro letti, altro che controllare che non succeda nulla di male.)
(
:Taci! - il mio angelo è di poche parole).
Venerdì mattina alle 05,30 Lorys è pronto; il papà passa a prenderlo in orario per accompagnarlo alla fermata del pullman da dove è prevista la partenza e lui mi saluta “Mi mancherai mamma!”. Uuuummm… che ci sia dell’ironia nelle sue parole?
Mi telefona a metà mattina per dirmi che sono arrivati a Siracusa, da questo momento in poi mi abituerò alle sue chiamate pic indolor: brevissime comunicazioni indolori di servizio. Mi chiede anche quando ci risentiremo e gli rispondo placidamente “chiama quando puoi tu, io non ti disturbo mentre ti stai divertendo” (Ohi, figlio, capirai un domani lo sforzo che mi è costato dirti questo a conferma del fatto che preferisco soffrire pur di lasciarti autonomo… eehhmm… dite che il tono è un po’ melodrammatico? Già… forse… eeehhhmm… oh, beh). Alle 19,35 mi fa un’altra telefonata: “ma’ ti ho chiamato per darti la buonanotte!!!” (a quest’ora? forse si tratta di un messaggio subliminale, forse mi vuole dire altro, tipo da questo momento in poi non ci saranno altre notizie perché ho di meglio da fare… forse.)
Sabato mattina il mio sbadiglio ha la suoneria del cellulare: sono le 07,00 e mio figlio tutto pimpante mi informa che sta facendo una passeggiata col professore, mi sorge il dubbio che non sia andato neanche a letto stanotte. Mah, provo a chiedere in sordina: “com’è andata la notte… che hai fatto? a che ora sei andato a dormire?” (non è proprio come avevo in mente di dire ma vabbé ormai è andata!) “Ma’ ti racconto tutto quando torno!” Tutto? Chissà cosa c’è dietro a questo tutto!!
Alle 10,15 la sua voce al telefono è un po’ giù: “ma’ siamo sull’Etna…” Beh, non è contento? Era il suo sogno da quando era alto un soldo di cacio, solo che durante i nostri viaggi ci siamo solo passati accanto e lo abbiamo potuto guardare da lontano !! “Ma’ siamo solo al primo rifugio e non ci fanno andare oltre…” Ah, ecco la delusione! Cerco di giustificare i professori, gli dico che forse questi sono gli accordi, gli suggerisco di chiedere di fare uno strappo,ma mi dice che lui ed i compagni ci hanno già provato senza risultati. Alla fine lo consolo promettendogli sinceramente una nostra futura escursione sul vulcano.
Stasera rientrerà a casa, stanco e con tante cose da raccontare, con i capelli scarmigliati e il sonno che peserà sugli occhi; probabilmente avrà la forza soltanto di farmi vedere i souvenirs acquistati per poi crollare a letto. Nel suo zainetto?Immagino briciole di brioche e panino, bottiglietta d’acqua vuota e due cerotti.